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Diventare ricchi ed essere ricchi: due talenti completamente diversi

Samuele Finocchi
11 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

C'è un'idea, diventata quasi un classico della finanza comportamentale, che vale la pena affrontare di petto: guadagnare denaro e conservarlo sono due abilità diverse, quasi opposte tra loro. Per guadagnare serve correre dei rischi, essere ottimisti, saper cogliere le occasioni ed essere disposti a mettersi in gioco. Per conservare quel denaro, invece, serve l'esatto contrario: prudenza, umiltà, e una sana dose di paura — la consapevolezza che tutto quello che è arrivato può, con la stessa facilità, andarsene.

Serve anche accettare un'idea scomoda: una parte non piccola dei propri successi passati è dovuta alla fortuna, non solo all'abilità. Chi non lo accetta tende a pensare che i propri risultati si ripeteranno automaticamente, a prescindere dalle condizioni che li hanno resi possibili — ed è esattamente qui che iniziano i guai.


Jesse Livermore: il più grande trader della sua epoca

Poche storie raccontano questo concetto meglio di quella di Jesse Livermore, uno dei trader più famosi della storia di Wall Street. Livermore costruì e perse più fortune nel corso della sua vita, con operazioni spregiudicate che a tratti sembravano quasi profetiche: divenne celebre soprattutto per aver guadagnato somme enormi shortando il mercato prima del crollo di Borsa del 1929, in un momento in cui quasi tutti stavano perdendo tutto.

Eppure la stessa spregiudicatezza che gli permise di costruire fortune colossali fu anche la causa della sua rovina, più di una volta nel corso della vita. Livermore aveva un talento straordinario per fare soldi, ma non aveva altrettanto talento nel proteggerli: la stessa propensione al rischio che lo rendeva capace di intuizioni geniali lo spingeva anche a esporsi troppo, a indebitarsi eccessivamente, a non fermarsi mai davvero. Morì in condizioni economiche e personali molto lontane dallo splendore che aveva conosciuto nei momenti migliori della sua carriera.

La sua storia è la dimostrazione più estrema di un principio semplice: essere straordinariamente bravi a guadagnare denaro non garantisce, in alcun modo, di essere altrettanto bravi a conservarlo.



Il bidello milionario e il dirigente in bancarotta


C'è un secondo confronto, meno spettacolare ma altrettanto istruttivo, che riguarda due persone vissute nello stesso periodo storico, con percorsi di vita completamente opposti.

Il primo era un uomo che per gran parte della sua vita ha lavorato come benzinaio e poi come addetto alle pulizie in un grande magazzino. Nessun titolo di studio prestigioso, nessuno stipendio elevato, nessun colpo di fortuna eclatante. Semplicemente, per decenni, ha vissuto con parsimonia, ha investito con costanza piccole somme in azioni solide, e non ha mai toccato quel capitale se non per necessità reali. Quando è morto, si è scoperto che aveva accumulato un patrimonio di diversi milioni di dollari, buona parte dei quali destinati in beneficenza — una cifra che ha sorpreso perfino chi lo conosceva.

Il secondo era un dirigente di alto livello di una delle banche d'affari più prestigiose al mondo, con uno stipendio che il primo uomo non avrebbe mai potuto nemmeno immaginare. Eppure, complice uno stile di vita costruito su debiti e leva finanziaria elevata per sostenere un tenore di vita sempre più esteso — case di lusso, feste, proprietà multiple — quando la crisi finanziaria del 2008 colpì duramente i suoi investimenti più esposti, si ritrovò in una situazione di dissesto finanziario, nonostante una carriera costruita su stipendi a sei e sette cifre.

Guadagnare tanto, in altre parole, non protegge da nulla se manca la disciplina di conservare quello che si guadagna. E guadagnare poco non impedisce di costruire un patrimonio solido, se si ha la pazienza e la parsimonia per farlo crescere nel tempo, senza fretta.


Perché i buoni investimenti non dipendono dai colpi di genio


C'è un'idea, molto diffusa tra chi si occupa di finanza comportamentale, secondo cui i risultati di un buon investitore, nel lungo periodo, non dipendono tanto dall'aver indovinato i dieci giorni migliori del mercato, quanto dal non aver mai fatto scelte disastrose nei momenti sbagliati. Non serve un colpo di genio isolato per costruire ricchezza nel tempo: serve, soprattutto, non commettere gli errori più gravi — vendere nel panico durante un crollo, indebitarsi troppo, rincorrere il rendimento più alto senza valutare il rischio che lo accompagna.

È un'idea che ribalta il modo in cui, istintivamente, pensiamo agli investimenti. Non è una gara a chi fa la scelta più brillante. È, molto più spesso, una gara a chi evita per più tempo le scelte più stupide.


Diventare ricchi e restare ricchi richiedono due mentalità quasi opposte. La prima chiede ottimismo, rischio, azione. La seconda chiede umiltà, pazienza, e la consapevolezza che ogni singolo successo potrebbe, almeno in parte, essere stato favorito da circostanze che non si ripeteranno per sempre. Chi riesce a coltivare entrambe le mentalità, nei momenti giusti, è quello che alla fine costruisce — e soprattutto mantiene — un patrimonio duraturo nel tempo.


Buon investimento.

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