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Perché la paura di restare indietro ti rende povero

  • Samuele Finocchi
  • 27 ago 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 8 mag

Una cosa curiosa del denaro è che funziona al contrario di quasi tutto il resto. Nella maggior parte dei campi migliori aggiungendo: più conoscenze, più abilità, più esperienza. Con i soldi no. Col denaro vinci togliendo: togliendo la fretta, togliendo l’avidità, togliendo la voglia di inseguire gli altri. È un’arte negativa. E c’è un comportamento che, se impari a eliminare, può cambiarti la vita finanziaria più di ogni altro: la FOMO, la paura di restare indietro.


Cos'è la Fomo, il problema psicologia dell'era dei social - Agenda digitale
Cos'è la Fomo, il problema psicologia dell'era dei social - Agenda digitale

La FOMO sembra ambizione, ma in realtà è il contrario della crescita. Ti spinge a imitare chi ha successo improvviso senza capire le reali dinamiche dietro quel successo, come se il tuo giudizio fosse guidato dalle emozioni altrui. È come osservare un vicino che ha vinto alla lotteria e convincersi che comprare un biglietto sia una strategia finanziaria vincente, o come guardare chi ha fatto fortuna rivendendo una casa al doppio del prezzo e illudersi che il mercato immobiliare sia una slot machine che paga sempre. Infatti, una ricerca della Covip ha rivelato che nel 2021 gli italiani hanno speso ben 111 miliardi di euro in gratta e vinci e giochi simili, mentre hanno investito solo 13 miliardi nella previdenza complementare e nei fondi pensione. Questo dà un’idea di quanto sentirsi tagliati fuori dai vincitori veloci sia diventato normale, quasi una pressione sociale costante, e di come le persone siano pronte a inseguire guadagni rapidi invece di costruire sicurezza e risultati a lungo termine.



Il problema è che la FOMO ti inchioda al presente e ti costringe a vivere nel breve termine. Quando entri in un investimento solo perché “tutti lo stanno facendo”, sei anche quello che scappa per primo quando le cose iniziano a girare male. E il problema è che la FOMO non esiste solo nei mercati finanziari. È la stessa emozione che ti fa cambiare telefono anche se il tuo funziona, che ti fa dire sì a eventi che non ti interessano solo per paura di essere escluso, che ti fa vivere confrontando costantemente la tua vita con quella degli altri. Ma quando vivi così, non stai più decidendo per te stesso: stai solo reagendo a stimoli esterni. E alla fine non sei più pieno, sei più vuoto.


Alcuni studi citati da Anna Lembke in L’era della dopamina mostrano che la propensione al rischio può avere una base biologica e familiare. Ad esempio, i figli di persone con reddito basso o di chi aveva dipendenze dal gioco d’azzardo tendono a prendere decisioni più azzardate e a inseguire gratificazioni immediate. Non significa che siano destinati a fallire o a farsi guidare dal caso: :semplicemente partono con una naturale inclinazione al rischio


Immagina un investitore senza FOMO. Non gli importa se un titolo oggi sta facendo milionari. Non corre dietro all’ultima moda. Non perde la testa vedendo guadagni altrui. È concentrato solo sui propri obiettivi. E proprio perché non si lascia trascinare, tende a pensare sul lungo termine, a evitare le bolle, a restare fedele alla sua bussola verso il benessere finanziario. Questa è la vera libertà: togliere la FOMO e restare centrato su ciò che conta davvero, che siano i tuoi soldi, il tuo tempo o la tua vita.





Napoleone diceva che il genio è colui che sa fare la cosa normale quando tutti intorno stanno perdendo la testa. E nel mondo degli investimenti questo è ancora più vero: il genio non è quello che trova il prossimo colpo grosso, ma quello che resiste al canto delle sirene. Ulisse, per ascoltarle senza esserne distrutto, si fece legare all’albero della nave. Noi dobbiamo fare la stessa cosa: legarci alle nostre strategie, ai nostri principi, ai nostri obiettivi, per non saltare in mare ogni volta che una sirena ci promette ricchezze immediate. Perché il rischio non è perdere l’occasione: il rischio vero è perdere noi stessi mentre inseguivamo qualcun altro.

 
 
 

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