Oltre i banchi di scuola: perché il tuo futuro finanziario dipende solo da te
- Samuele Finocchi
- 7 giu
- Tempo di lettura: 4 min
Ho aperto questo blog da poco, da giovane che parla ai giovani, ma con una base di studio ben precisa. Ho frequentato un percorso universitario in Economia e Finanza e, spinto dalla passione, ho approfondito personalmente tantissimi libri, articoli e blog, sia italiani che internazionali (in particolare americani e inglesi).
Durante questo percorso ho notato un paradosso incredibile: persino nelle aule universitarie di stampo economico si parla pochissimo di finanza personale e di educazione finanziaria pratica. La scuola e l'università ci insegnano materie utilissime, ma ci lasciano totalmente scoperti su come affrontare la vita quotidiana a livello finanziario.
Arriva per tutti il momento in cui si riceve il primo stipendio, o si ottiene un aumento, e ci si ritrova davanti alla stessa domanda: “E adesso, come gestisco e ottimizzo questi soldi?”. Nessuno ce lo spiega. Il valore di queste conoscenze, purtroppo, è lasciato interamente alla nostra iniziativa personale.
La fotografia dei dati PISA
La realtà dei dati, purtroppo, ci impone una riflessione amara. Di recente l’Ocse ha pubblicato l’aggiornamento dell’indagine PISA, una ricerca globale che misura il livello di preparazione finanziaria degli studenti quindicenni. La fotografia del campione italiano – oltre 6.000 ragazzi che già usano carte di credito, conti corrente e gestiscono piccole somme – porta con sé due notizie.
La nota positiva è che rispetto a dieci anni fa siamo migliorati, avvicinandoci alla media dei paesi europei. La nota dolente è che dal 2015 a oggi siamo rimasti bloccati nello stesso identico punto. Nonostante le tante iniziative nate in questi anni, la cultura finanziaria dei nostri ragazzi non ha fatto passi in avanti. Siamo in una fase di stallo.

La ricerca mette in luce un dato che dovrebbe far riflettere chiunque: meno del 15% dei giovani in Italia conosce i concetti fondamentali di diversificazione del rischio e di interesse composto.
Questo non è solo un numero su un grafico. Significa che la quasi totalità dei ragazzi entra nella vita adulta senza le coordinate minime per costruire un futuro finanziario sereno. Significa non sapere come proteggere i propri risparmi e, soprattutto, sprecare l'alleato più potente che un giovane ha a disposizione: il tempo.
Data la mia giovane età non spetta a me dare giudizi assoluti, ma studiando i trend e confrontando l'Italia con l'Europa e l'America, emergono chiaramente quattro ostacoli culturali e strutturali che ci tengono bloccati.
I quattro ostacoli che ci rallentano
1. Una cultura piena di luoghi comuni
In Italia, molto più che all'estero, l'investimento finanziario viene ancora visto con sospetto, quasi fosse una cosa riservata a pochi o una specie di scommessa. Manca un approfondimento diffuso. Questo fa sì che molte persone, anche adulte, si ritrovino con un livello di ricchezza nel lungo termine inferiore rispetto a chi vive in altri Paesi sviluppati. E questo non dipende solo dal contesto economico italiano, ma da come decidiamo di gestire e far crescere i nostri risparmi nel tempo.
2. Il tabù dei soldi in famiglia
Nelle case italiane parlare di denaro è spesso considerato sconveniente, troppo privato, quasi una vergogna. Si può discutere di qualsiasi argomento, ma i soldi restano un tabù. Questo condiziona pesantemente i giovani, che crescono senza un confronto sano e tendono semplicemente a replicare le decisioni dei genitori (come lasciare tutto fermo sul conto corrente o comprare solo mattoni), invece di orientarsi verso alternative nuove e più efficienti.
3. La mancanza di una vera educazione a scuola
Mentre in altri Paesi la gestione del denaro è una materia scolastica perché riguarda la vita di tutti i cittadini, in Italia siamo ancora indietro. È vero che di recente si è provato a introdurre l'obbligo di trattare questi argomenti nell'educazione civica, ma all'atto pratico si sta facendo ancora troppo poco e manca una formazione strutturata per chi deve insegnarla.
4. Le trappole dei Social e l'illusione della "Gamification"
Oggi sul web ci sono professionisti certificati e competenti che provano a fare divulgazione di valore. Il problema è che queste voci vengono spesso sommerse da una marea di "esperti autoproclamati" che vendono metodi per arricchirsi subito e false illusioni. È la trappola del "tutto e subito", molto forte nella nostra generazione.
A questo si lega il difetto della gamification: l'idea che gestire i propri risparmi o creare un piano di investimento sia facile come fare un gioco su un'applicazione dello smartphone. Muoversi in totale autonomia senza una conoscenza profonda e senza uno studio dettagliato è pericoloso. Il rischio è farsi dei danni da soli e poi, non capendo il perché del fallimento, abbandonare tutto convinti che i mercati siano sbagliati, quando in realtà sono mancate le basi.
Le scuse sono finite: la palla passa a noi
La conclusione di tutto questo discorso è molto semplice: oggi le scuse non esistono più.
Se da un lato l'alleanza tra scuola e istituzioni ha un problema strutturale nel formarci, dall'altro lato viviamo nell'era di Internet. Abbiamo a disposizione tutte le risorse possibili e immaginabili per colmare questo vuoto da soli. Basta aprire un libro serio, seguire un blog affidabile o guardare quei canali social che promuovono una finanza personale sensata e di buon senso.
Migliorare la nostra cultura finanziaria è l'unico modo per far crescere la nostra ricchezza futura. Conoscere queste regole è il primo passo; il secondo è metterle in pratica nella vita reale, preferibilmente affiancati da professionisti certificati che sappiano guidarci con competenza. Il futuro dei tuoi risparmi è nelle tue mani.
Buon investimento.




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