top of page

Il paradosso del baco da seta: perché oggi diversificare sembra un errore (ma non lo è)

  • Samuele Finocchi
  • 18 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

C’è un’idea che oggi va per la maggiore ed è seducente come il canto delle sirene per Ulisse: “Perché complicarsi la vita a diversificare?”. Negli ultimi dieci anni, chi ha puntato tutto sulle sette grandi sorelle tecnologiche americane ha vinto. Chi ha comprato solo S&P 500 ha stravinto. In confronto, le obbligazioni, l’Europa o i mercati emergenti sembrano il parente povero e noioso che ti invita a cena per parlare di tasse. Perché investire in un misero 3% quando l’azionario tech corre al 20% annuo?

Oggi la diversificazione non attira. Non è "cool". Anzi, sembra quasi una scusa che noi consulenti usiamo per pararci il colpo quando non riusciamo a cavalcare l’onda perfetta.


Rendimenti per classe di attivo (EUR) - fonte J.P.Morgan



Per capire davvero cosa rischiamo quando concentriamo tutte le nostre fiches in un solo posto, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, nella Bologna del XIII secolo. (In questi giorni mi trovo qui per lavoro e, passeggiando tra i suoi portici, ho colto l'ispirazione per raccontarvi questa storia).

All'epoca, Bologna era la Silicon Valley del Medioevo, la regina mondiale incontestata della seta. La città aveva sviluppato una tecnologia rivoluzionaria e segretissima per l'epoca: il mulino da seta alla bolognese, mosso dall'energia idraulica dei canali. Era un business così florido e generoso che il Comune faceva ponti d'oro agli artigiani: regalava telai, concedeva l'uso gratuito di case e botteghe per otto anni, offriva mutui senza interessi ed esentava dalle tasse per quindici anni.

Il risultato? Quasi il 40% della popolazione attiva viveva direttamente o indirettamente di seta. La città divenne ricchissima, sorsero torri e palazzi, e per oltre due secoli la crescita sembrò infinita. Nessuno voleva sentire parlare di altri settori: la seta rendeva troppo per perdere tempo con altro. Sembrava un Eden destinato a durare per sempre.


Cosa successe? Arrivò il classico, imprevedibile "battito d'ali di farfalla".


Tra il XVII e il XVIII secolo, lo spionaggio industriale fece breccia e in Piemonte comparvero mulini tecnicamente superiori e più grandi. Contemporaneamente, la domanda internazionale ristagnò perché i gusti del mondo erano cambiati: la moda virò improvvisamente verso un altro tessuto, più economico e pratico: il cotone.

Il colpo per Bologna fu devastante. Un'economia intera protesa verso un unico, mitico settore si trovò di colpo paralizzata. Chi aveva puntato tutto e accecatamente sui bachi da seta fu spazzato via dalla deindustrializzazione. Chi riuscì a salvarsi? Solo chi, negli anni d'oro, era stato abbastanza lungimirante (e "noioso") da non farsi accecare dalla bonanza della seta e aveva diversificato i propri beni e terreni in altre attività, come la coltivazione della canapa. Quella prudenza non rese ricchi subito, ma salvò intere famiglie dal fallimento totale quando la moda cambiò.


Bozzolo di seta


Studiando la storia della finanza, ho capito una cosa che spesso sfugge a chi insegue la fretta: i mercati non hanno pietà per chi non ha memoria.

Anche se non ho vissuto la bolla del 2000 sulla mia pelle, ho studiato i dati e la storia passata dei mercati. So quanto fa male scoprire di aver bruciato i propri risparmi proprio quando servono per i progetti veri, quelli che contano: aprire la propria attività, comprare casa o costruire un futuro solido. Investire non significa trovare il "colpo grosso" per svoltare domani mattina, ma assicurarsi di avere una barca che non affondi quando il mare cambia umore. La diversificazione è l’unico vero regalo che la finanza ci ha fatto: ti permette di partecipare alla crescita del mondo senza l'ansia di dover indovinare chi sarà il vincitore di domani.


C'è una frase dello scrittore e filosofo Nassim Taleb che riassume perfettamente questo concetto:

"La finanza trasforma i leoni in asini e le persone pazienti in saggi."

La via più sicura per costruire un benessere finanziario duraturo è, per sua natura, noiosa. Richiede diversificazione, tempo e una disciplina ferrea nel saper aspettare. Chi si lascia sedurre dal "tutto e subito" non sta investendo, sta giocando alla roulette russa con il proprio futuro. Non si tratta di rinunciare al guadagno, ma di decidere di non basare la tua vita e i tuoi sogni su qualcosa che non potrai mai controllare: la fortuna.


Buon investimento a chi sceglie la saggezza del dubbio alla certezza dell'illusione.

 
 
 

Commenti


bottom of page
Privacy Policy