L'illusione e la realtà del metallo giallo: una guida razionale all'investimento in oro
L'oro è l'unico asset che l'umanità considera prezioso da cinquemila anni. Imperi sono nati e crollati, valute sono state stampate e bruciate, intere economie si sono dissolte, eppure l'oro è ancora lì, con il suo peso specifico e il suo fascino intatto.
Non sorprende, quindi, che nei momenti di incertezza la domanda sia sempre la stessa:
“Dovrei investire in oro?”.
La risposta breve è: dipende da cosa intendi per "investire". Perché l'oro è un asset profondamente diverso da tutto il resto del portafoglio. Non produce nulla. Non stacca dividendi. Non paga cedole. Non genera utili. Non assume dipendenti e non costruisce fabbriche. L'unico modo per guadagnarci è rivenderlo a qualcuno disposto a pagare di più di quanto l'hai pagato tu. Warren Buffett lo ha definito con la sua consueta eleganza: un asset che “guardi e speri che qualcun altro lo voglia più di te”.
Detto ciò, non è mai opportuno esagerare con la quota di oro nei portafogli finanziari, e men che meno nei patrimoni complessivi. Ma il suo ruolo, se compreso e dosato, può avere senso. Vediamo quando, quanto e come

I lati negativi dell'oro: perché NON è un buon
investimento
1. Rendimento reale tendente a zero
L’oro è una riserva di valore, non un asset produttivo. Cosa significa? Che il suo valore domani, in termini di potere d’acquisto, sarà grossomodo uguale a quello di oggi.
Prendiamo un esempio concreto:
1 oncia d’oro nel 1920: circa $20
1 oncia d’oro nel 2024: circa $2.650
Sembra un rendimento pazzesco, vero? Ma se correggiamo la cifra per l’inflazione, scopriamo che $20 del 1920 equivalgono a circa $300 di oggi. Il rendimento reale storico si attesta quindi intorno all' 1% annuo. È pochissimo se confrontato con i mercati azionari, che storicamente hanno generato circa il 7% reale annuo. L’oro ti protegge dal carovita, ma non ti arricchisce.
2. Non produce valore
Le azioni crescono nel tempo perché le aziende producono utili, fanno innovazione, conquistano nuovi mercati ed espandono il proprio business. Le obbligazioni, dal canto loro, pagano cedole regolari per remunerare il capitale prestato.
E l’oro? Sta lì fermo in una cassaforte (o digitalmente sotto forma di ETC). Non stacca dividendi, non genera flussi di cassaforte, non assume nessuno e non reinveste alcun utile per crescere.
3. Volatilità elevata senza premio di rischio
Il prezzo del metallo giallo oscilla parecchio e attraversa lunghi decenni di profonda sofferenza. Chi pensa che l'oro sia un investimento "tranquillo" ignora la storia passata, infatti, l'oro ha una volatilità molto elevata, che si avvicina sensibilmente a quella del mercato azionario. La differenza brutale sta tutta nel cosiddetto premio di rischio.
(Sharpe Ratio a confronto): Se analizziamo i dati storici su base secolare (come quelli raccolti nel celebre Global Investment Returns Yearbook di Credit Suisse/UBS), il verdetto è chiaro. Lo Sharpe Ratio dell'oro — ovvero l'indice che misura quanto rendimento ottieni per ogni brivido di rischio che ti assumi — su periodi di 30-50 anni è storicamente vicino allo 0,1 - 0,2, mentre quello delle azioni globali si attesta intorno a 0,4 - 0,5.
Significa che, a parità di oscillazioni e di "mal di stomaco" per l'investitore, le azioni ti remunerano il doppio o il triplo rispetto all'oro.
Come spiega chiaramente Larry Swedroe nei suoi manuali sull'asset allocation, l'oro non ha un rendimento atteso positivo legato alla crescita economica; il suo prezzo è guidato unicamente dalle aspettative di inflazione e dalla paura dei mercati.
I lati positivi dell'oro: il ruolo dell'oro in un portafoglio
1. L'oro ha forti caratteristiche difensive
I prezzi dell'oro tendono a salire in caso di crisi finanziarie, flessioni economiche e shock
geopolitici. Le azioni si comportano in modo opposto: tendono a vacillare nelle crisi finanziarie e nelle fasi iniziali delle flessioni economiche, e sono talvolta vulnerabili agli shock geopolitici.Storicamente, l'oro ha registrato buone performance durante le crisi dei mercati azionari. L'oro ha ottenuto una performance positiva in 15 dei 20 peggiori trimestri dell'S&P 500. Inoltre, ha sovraperformato l'S&P in quattro dei restanti cinque trimestri. L'unico trimestre in cui il metallo ha sofferto più delle azioni (il terzo del 1975), si è verificato un anno dopo un aumento anomalo dei suoi prezzi; nel 1974 i prezzi dell'oro sono saliti del 72%, per poi subire una correzione al ribasso del 24% nel 1975.

2. L'oro si comporta bene nelle grandi recessioni e nelle forti espansioni
L’oro registra buone performance durante i periodi di inflazione. Dato che l'inflazione è spesso elevata in presenza di una forte crescita economica, l'oro non è solo un asset difensivo. In effetti, nessun altro asset si comporta allo stesso modo: il metallo ha un'ottima performance sia nelle fasi di recessione che in quelle di ripresa economica. Questa unicità nel suo comportamento lo rende ancora una volta un candidato essenziale per la diversificazione. L'oro si comporta meglio di qualsiasi altro asset durante le grandi recessioni. Inoltre, supera nettamente gli asset difensivi nei periodi di espansione economica. E supera persino le obbligazioni (governative e societarie) nei periodi di lieve recessione. Inoltre, il comportamento dell’oro è distinto rispetto ad altri asset; tende infatti a performare meglio in condizioni di mercato estreme. Tale diversità lo rende un elemento ideale per aggiungere varietà a un portafoglio.

3. L'oro ha una bassa correlazione con gli asset tradizionali
Come mostrato nella seguente figura, l'oro ha una bassa correlazione con le azioni e le obbligazioni. Pur essendo tecnicamente una materia prima, l'oro si comporta in modo molto diverso dalla maggior parte delle commodity cicliche. I fattori che ne determinano il prezzo (come l'inflazione, i rendimenti obbligazionari, i tassi di cambio e il sentiment del mercato) fanno sì che il metallo appaia più simile a una valuta che a una normale materia prima. Anche se i future sull'oro rientrano in un'allocazione alle broad commodity, hanno una correlazione relativamente bassa con il resto delle materie prime (0,36), quindi possono essere considerati come una voce separata
per accrescere la diversificazione.

La tanica di scorta del portafoglio
Nel mondo degli investimenti l'oro non può essere il motore del tuo viaggio. Il motore della ricchezza nel lungo termine rimangono le aziende e l'azionario globale, l'unica asset class mossa dalla produttività e dal progresso umano.
L'oro è come una tanica di benzina di scorta nel bagagliaio: ha perfettamente senso inserirne una piccola percentuale per proteggere il portafoglio dai dossi più duri del mercato e ammortizzare i crolli grazie alla sua correlazione zero. Ma se riempi l'auto di sole taniche di scorta per pura paura di rimanere a secco, la vettura diventerà pesante, consumerà il doppio e farà molta più fatica ad arrivare a destinazione.
Buon investimento.




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